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Introspezione 19 gennaio 2013 · lettura 2 min · 3089 letture

Il malefico muro della bella sobrietà

Gianpiero De Tomi 833 poesie pubblicate
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Ho disfatto l'esteriorità che sosteneva l'immenso palazzo, adorno d'indolente abbraccio. Quando l'intreccio del tempo stringe il nodo l'eremita urla nella crisi di solitudine perversa il malvagio ha scrupolo del sangue versato ed il pietoso, con la scure nella mano destra sfida per la prima volta lo specchio opaco. L'involucro è disciolto come un utero aspirato nel vortice del nulla amniotico un sinistro occhio d'incomprensibile bellezza. Senza speranza è la complicità del popolo con il burattinaio abile ed immateriale quando inneggia anacronistici inni assoluti con le fallaci parole dell'ubriaco ateo che cerca nella sfuggente verità di stelle divine un segno allucinatorio d'empia vanità. Soffi di sole dissimulati nel pugno onde sprezzanti spezzano cancelli segreti: il malefico muro della bella sobrietà il malinconico respiro dell'aria comune la bieca ambivalenza in ogni mano aperta e la bugiarda ferita del rimorso, ultima catena che crolla al suolo in anelli dogmatici mutati in un diapason vibrante di santità immacolati angeli bianchi, dipingono lune incrociate in una trinità luminosa silenzioso antico culto, inchiodato al legno. La rappresentazione dell'onirico delirio è la migliore stigmate di metaforica verità.
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Gianpiero De Tomi
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