Il malefico muro della bella sobrietà
Gianpiero De Tomi
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Ho disfatto l'esteriorità che sosteneva
l'immenso palazzo, adorno d'indolente abbraccio.
Quando l'intreccio del tempo stringe il nodo
l'eremita urla nella crisi di solitudine perversa
il malvagio ha scrupolo del sangue versato
ed il pietoso, con la scure nella mano destra
sfida per la prima volta lo specchio opaco.
L'involucro è disciolto come un utero
aspirato nel vortice del nulla amniotico
un sinistro occhio d'incomprensibile bellezza.
Senza speranza è la complicità del popolo
con il burattinaio abile ed immateriale
quando inneggia anacronistici inni assoluti
con le fallaci parole dell'ubriaco ateo
che cerca nella sfuggente verità di stelle divine
un segno allucinatorio d'empia vanità.
Soffi di sole dissimulati nel pugno
onde sprezzanti spezzano cancelli segreti:
il malefico muro della bella sobrietà
il malinconico respiro dell'aria comune
la bieca ambivalenza in ogni mano aperta
e la bugiarda ferita del rimorso, ultima catena
che crolla al suolo in anelli dogmatici
mutati in un diapason vibrante di santità
immacolati angeli bianchi, dipingono
lune incrociate in una trinità luminosa
silenzioso antico culto, inchiodato al legno.
La rappresentazione dell'onirico delirio
è la migliore stigmate di metaforica verità.
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Gianpiero De Tomi
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