Il barone alle tre rientra fisso
- Ma in dove vai ch’è ora de cena?...
- Perdona, amore mio cjò un lavoretto.
- E ‘e fettuccine? Ahò, l’ho appena stese...
- Domani ‘n te preoccupa’ che me le ‘gnotto,
Stasera, me dispiace, cjò ‘n impegno.
- Che impegno? E dove vai che adesso è buio?...
- Tranquilla, devo ripuli’ ‘na casa...
- Nun è che me te cacci in qualche guaio?!...
Il barone alle tre rientra fisso,
Franco lo pija a la tempia con un cricche,
s’accascia pallido mentre che annuisce:
- Ohibò, ma che maniere, mica è scicche.
Arraffa i soldi, le armi, li gioelli,
li rubbinetti, i manichi d’ottone,
i soprammobbili, li quadri e, carmo carmo,
scende le scale e infila il portone.
Carica tutto dentro a un camioncino.
- Altro che arzasse tutte le mattine
pe’ regalare il sangue a ‘n aguzzino!
E oggi a pranzo cjò le fettuccine!
Ma il portafojo?!... Dove l’avrò messo?
Nun l’avrò mica perso sulla via?...
- Pronto, che è Franco? Ha perso i documenti?
- Si, so’ io, Franco!... - E noi la Polizia!
- Me sa ch’è mejo rimane’ lì casa,
se non sei fatto pe’ fa’ le rapine:
dormi tranquillo, t’arsi, passeggiata,
ritorni a pranzo e... Belle fettuccine!
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