Il cielo è sempre più blu

I patrizi,
elevano prestigiosi fabbricati
con muri di fine rena
che il suolo tremante sbriciola.
Erigono incuranti muraglie,
lungo torrenti e fiumi,
incendiano boschi,
trascurano barriere e protezione,
in attesa dell’onda, quella perfetta
che il disprezzo del cielo rovescia.
In seguito,
imprecano al cielo per le devastazioni,
sorridono, sghignazzano e si sfregano le mani.
Atterriscono i deboli
con la fobia dei virus,
a milioni immunizzano
per appianare il bilancio.
Raccattano immondizia
per innalzare montagne,
nascondere, sotterrare,
diffondere per le strade il fetore,
infine incendiano
ed indirizzano al cielo segnali di diossina
che il circondario respira.
Meschini abietti
pretendono miliardi
per nuove e più funzionali centrali nucleari,
fonte di immensa discutibile energia.
All'interno di bidoni racchiudono scorie,
ricercano siti per occultare o inabissare.
Trivellano fondali e sognano petrolio,
lucrano per il solo profitto,
inquinano e ai posteri devolvono.
Sommergono il lavoro,
avvelenano, schiavizzano, uccidono,
addolorano.
Fanno promesse, comprano voti e vengono eletti
in seguito giacciono distesi sui letti.
Cercano la fede e trovano agonia,
seguono il culto devoto e sincero
ma la diritta via, vedono smarrita,
allungano donazioni alla fine del mondo,
ergono cattedrali nei distesi deserti.
Infine a gran voce,
tutti insieme a mani tese,
esigono sonante moneta
mentre la plebe trascurata ed inerme,
elemosina disperazione.
La plebe,
lavora e risparmia una vita
si reca in farmacia con la ricetta fra le dita
e sceglie generico per una speranza pulita.
Reclama da sempre dignità nel lavoro
ma precari, frustrati e disgustati restano,
invoca un mutuo con innocenza
che l'assenza garante cancella,
affida il danaro ai fondi pensione
si ritrova a misurare l’alta pressione,
cambia banca perché derubati
felici e contenti si scoprono spogliati.
Ora,
la plebe trascurata ed inerme,
con voce fioca ha le braccia in su
a rendere grazia al cielo sempre più blu.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!