Non c'è grigio (ripensando la casa nativa)
Non c’è nulla di grigio quassù:
non altro che i capelli di mia madre
e di mio padre dentro al portafoto.
Il ragno, là, nell’angolo remoto
sopra a quel rosa idrorepellente
ha tessuto nuovamente la tela.
Svanito è l’odore di miscela,
che sovrastava deciso e pungente
il profumo dell’erba tagliata
e di vernice sulla staccionata
ricamata versione a punto a croce
che accompagna l’andare del viale.
Già romba a fondovalle il temporale
e le colombe a stormo sono andate,
come pensieri, versi e poesia
ad onda verso un mare di ricordi,
mentre vaga nell’aria la promessa
che torneranno presto a casa mia.
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L'autore
filiberto
Sono nato nel 1949 in un piccolo borgo in provincia di Rieti e, dopo varie peregrinazioni in tutta Italia, ora risiedo in Molise. Mi piace leggere di tutto e scrivere sia in versi liberi e sciolti, sia in rima, ma in questo secondo caso non mi sento eccessivamente vincolato dalle regole della metrica che interpreto,
Commenti (2)
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giulia angela12 febbraio 2013
La musicalità c'è tutta, perché spiegare l'andamento di terzine e rime? Oltre alla musica delle parole sono riuscita a vedere le immagini, i colori, gli odori, di quella casa. Un viaggio sensoriale. Rimpianto e speranza. E' poesia.
Berta Biagini12 febbraio 2013
Apprezzato il ricordo dell’autore per chi ormai è distante da questa terra e non dal cuore, come si può notare da questa particolare lettura capace di far rivivere momenti di un passato emozionante.
