Sul ponte della nave (il canto della morte)
Saverio Chiti
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Cantano sul ponte della nave
in un silenzio che da prima si fa grave
per poi crescere armonioso,
vanno incontro alla sicura morte
cantano e ballano sulla loro sorte
ondeggiano insieme nella danza della morte
mentre su tutti sale un grido...
Noi fratelli sappiamo perché siam qua
è la sorte che l’ha deciso!
Siamo diversi, divisi fra tribù
ma di un unico colore,
siamo qui, a infrangere ogni tabù
che ci vede vili agli occhi del potere.
Noi siamo Hutsi, Pondo, Swazi e Bantu,
parliamo lo Xhosa, il Tswana e lo Zulu
ma sotto questa solitaria luna
è uguale in tutte le altre, come sulla nostra pelle.
Siam qua, strappati dalla nostra terra
chiamati a combattere con pali e picconi
battaglie non nostre, in altrettante assurde guerre.
Noi, ora, siamo certi di morire
in questa nave che va a picco nel canale
ma guai, a soffermarsi sull’approssimarsi della fine...
Cantate e ballate con me, questa danza della morte
affinché la nostra voce arrivi sino alle povere case
dove donne e figli ci aspetteranno
al ritorno di questo lungo viaggio, che non avrà confine.
Con altrettanto coraggio
in faccia al sole, il nostro nome piangeranno
e sarà lento il loro lamento
che avrà come unico strumento
la loro voce, in quel beato canto dell’amore.
Noi siamo un popolo, una Nazione
che presto avrà luce dalle tenebre, dove si cancellerà ogni colore
e si placherà ogni odio e ogni dolore.
Noi siamo i primi Sudafricani morti al di fuori della nostra terra
noi siamo e rimarremo uniti
tutti insieme a danzar per la morte, poiché non ci fa paura
noi siamo e saremo un Popolo, in questa terra d’avventura.
Cala a picco ormai la nave
portando con se uomini che cantando e ballando, son pronti a morire
ma sicuri d’esser ricordati nell’avvenire,
e perché il loro sacrificio non sia certamente vano
ricordate sempre chi per confusi motivi,
dalla sua terra e dal cuor suo, muore lontano.
©
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L'autore
Saverio Chiti
“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad
Commenti (1)
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Stefano Drakul Canepa9 luglio 2013
un grande lavoro, ciclopico e pieno di grandi significati... complimenti

