Ricominciare

vorrei liberarmi di quest’aria rarefatta
di questo languido circuito emozionale
rimasto adagiato sul mio vizio
su questo liquido giaciglio di fiele
dove mi riparo nel mio errare
come corposo riflesso
d'un varco nella pioggia
come un passeggero
distratto
dalla follia di un tremule abbandono
un equilibrio il mio
fatto di zucchero e sale
che si scioglie
al caldo dei venti in movimento
che deruba la mia ragione
da troppo tempo assente
migrante
nel mio sguardo sfinito
nel mio vivere distratto su strade di silenzio
vorrei liberarmi
di questa luce spenta
sul bianco dei miei sogni
del mio pianto asciutto
sempre in attesa di quell’onda
che ne disseti le lacrime di sale
delle mie promesse bugiarde
che non saziano
l’ombra dei miei giorni senza sole
sì
vorrei annullarmi
per poi andarmi a cercare
come si fa con un figlio disperso
come si fa con un germoglio appena nato
sotto le grigie foglie
in un bosco senza vento
©
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L'autore
Turan
Commenti (1)
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nemesiel27 febbraio 2013
Avvolta da un velo di nostalgia, di "consapevole" malinconia in una analisi del proprio sentire, dei propri vissuti emozionali con un uso di immagini efficaci distesi in versi eleganti. La strofa finale è certamente la perla della composizione.

