Pomeriggio invernale al paese natio
Esterno distorsione
se enuncio
sol'desolazione.
Ce ne passa
per l'iperbole
de la giovanil distrazione!
Color arancio
i ventennali lampioni,
di un paese
che mi diede il rancio.
Mancan gli affetti
restan sol'i negozietti.
Errori da matita rossa.
La voglia d'imputare
non m'assiste più.
Genitrice la ribellione
di una novella,
spuria:
gnoseologia.
Difetta nel cuore
e nel ragionar
l'intrinseca arpia.
Contagocce di conversazione,
apprendi ed arricchisci
l'interiore
scuola di dizione.
Combinato disposto
ventricolo e cervello,
nel tritacarne
l'orpello.
Del novello patrimonio
non si fa mercimonio.
Una sacca dietro le spalle
gioco l'esistenza,
or' non cambio pelle
me ne frego
pur delle stelle.
Non tesso le lodi
manca il preludio
pur per il ripudio.
Il proprio mantra
su la brecciata strada.
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L'autore
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Sono un ragazzo abruzzese che studia Legge, mi diletto nello scrivere poesie e racconti. Ogni tanto metto in versi ciò che penso, credo che la poesia sia una modalità raffinata di comunicazione e di analisi, mai dev'essere arma di autocompatimento. Non serve necessariamente un cuore spezzato per creare una poesia. Sp
Commenti (1)
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You Don’t Know Me3 marzo 2013
meglio non tornare al paese natio, non ci si riconosce più con la gente del posto ci si sente degli estranei... non si riconoscono neanche le stelle...
