Orme

Un altro giorno
nato senza faccia
in cui lascio la mia orma
a migrar muta sui ricordi
cammina silenziosa
sul bordo dell’accaduto
delimitato da muri fatiscenti
rimessi a nuovo
con materiali scarsi
ci ho appeso quadri falsi
illuminati da un buio che traspare
in tardiva follia
essa attraversa l’idea del giusto
fino a raggiungere
ciò che di vero era rimasto
forse una carezza
di cui il pensier ne ferisce la cadenza
che punge
e annienta la mia orma.
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L'autore
Turan
Commenti (1)
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Donatella Pezzino9 marzo 2013
Il peso di un altro giorno vissuto senza poter essere se stessi, confusi tra una folla di orme tutte uguali in cui la nostra non è più distinguibile. Così sento questi bellissimi versi, condividendone l'angoscioso senso di vuoto.

