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Fiabe 23 marzo 2013 · lettura 2 min · 1835 letture

Lacrime d'unicorno

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Psiche 58 poesie pubblicate
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Nella buia grotta, ogni notte una goccia cadeva dai sogni di bianchi unicorni. Scivolando a terra, mano per mano si prendevan le gocce danzando pian piano. Dapprima fu vento di alate colombe, poi vivido argento di forma lunare. Infine il disegno fu chiaro alla notte e quale splendore di gocce incantate! La grotta era accesa, lucente di vita. Sulle labbra del sogno si destò la bellezza divina e fiera, eppur così vera. Specchio di un mondo fratello nascosto, negli occhi aveva un segreto riposto. Quel varco sognante da sempre socchiuso per un istante fu infine dischiuso. Oh, qual momento di quieto fermento! Tacevan le stelle e la foresta in toto, e si fermò la trottola sul limitar dell’ignoto. La bellezza, come ninfa di bosco risvegliata dalla sua quiete fatata, tremò in tutta la figura in un'esplosione della natura. Una veste lucente di perle cadde allora dal suo corpo intessuto di sogno, sfioccandole tutt'intorno. Un grido si levava dalle bocche mute e trasparenti di quegli orizzonti cadenti, mentre affogavano nella terra bruna pregando invano la luna. Flebile come un respiro, quell'accenno di coscienza bastò a turbare il sonno del più giovane unicorno. La bellezza era perduta non poteva più restare a giocare con le fate e a sognare il vasto mare. Si spense come un fungo che un giorno era un fiore. Rattrappita si distese, in un'oscura malattia e all'alba volò via nel suo regno di cristallo a cavallo della brina. Intanto l’unicorno si svegliava solitario e al vuoto familiare lanciò un occhio indagatore. Fiutò l’aria a più riprese poi con gli occhi si richiuse nel suo sonno naturale, forse ignaro del suo male. Cadde allora lentamente una goccia di splendore sì lucente, che dal suo regno diamantato la bellezza a perdifiato corse lesta a risvegliare dal torpore tanto amato l'animale incatenato.
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