L'omino col dito alzato
Lo vedi, già lui sfreccia eternamente,
leggero e silenzioso se n'è andato,
non dal nostro cuore o dalla mente
per sempre fieri del suo dito alzato.
Alzato ad indicare a tutto il mondo
che colui che li lasciava tutti dietro
era un omino quasi buffo in fondo
veniva da Barletta, Mennea Pietro.
Da commedia dell'arte la sua faccia
su un fisico improbabile in atletica
ma lui correva via da una vitaccia
rabbia e fatica impose sull'estetica.
E io ragazzo davanti ad uno schermo
ricordo ancora la magica emozione
in quei duecento sembrava quasi fermo
poi il turbo per passar lo scozzesone.
E quel tempone in Messico stampato,
per anni e anni record stramondiale
e saper oggi che te ne sei andato
mi fa un effetto strano da star male.
Ma io che li ho vissuti quei momenti
son strafiero di sentirmi così strano,
sangue, fatica e niente accorgimenti
grazie di cuore a te grande Italiano.
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Commenti (1)
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Lorenzo Crocetti24 marzo 2013
Peccato che l'autore, in una poesia come questa assai accettabile per contenuto, forse per fretta e disattenzione rompa la linearità metrica dell'endecasillabo, dominatore della lirica, inserendo versi di altro contenuto sillabico. Per esempio: sarebbe bastato cominciare con una "e" aggiunta il terzo verso della prima quartina, oppure togliere il "li" dal secondo veso della seconda quartina. Passando direttamente all'ultima quartina, si nota come il secondo verso sia, ad esempio, un dodecasillabo (basterebbe togliere il "di"). Comunque, a parte queste incertezze metriche che del resto sono riscontrabili solo da chi in metrica è esperto, la poesia è molto piacevole ed accattivante. Il sottoscritto l'ha gradita.
