Al di là dei sogni
Salvatore Testa
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Passi ovattati,
sommesse voci,
mentre l'anima affiora
e mira
al cammin compiuto.
Quale suono s'avverte?
Non vibrante,
né melodico,
ma è il pensier
che or racimola
il tempo usato
a ciò che si è lasciato.
Figure amiche
a lenir oscuri mali,
atroci sofferenze
che s'adducono a riflessi
di terrena vita.
Ritrovo scritta
la mia storia
in un lembo di cielo,
che d'albe colmo
su un grande giardino
appare.
Scivolo
nell'immensità,
e tra sorgenti di luce
nel celeste m'immergo.
Infinite mura
portano alla grande porta,
Angelici i canti
dove s'entra
sino alla città Divina.
©
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L'autore
Salvatore Testa
Commenti (3)
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Rosita Bottigliero25 marzo 2013
Grandissima soavità in versi dolcissimi... meditare e pensare alla porta della divinità... versi di grande significato, catturano il lettore...
Donatella Pezzino28 marzo 2013
Mi fa pensare a ciò che ci attende nell'altra vita... un Paradiso descritto con una dolcezza e una profondità che regalano pace al cuore.
Giacomo Scimonelli5 aprile 2013
un'animo sensibile riesce ad immergersi nel più profondo sentire del proprio Io... versi che fanno riflettere per l'intensità trasmessa... scorrevole e coinvolgente



