Non lavoro per la morte io
Essere uomini
sulla pancia della terra,
terra che ci ha generati,
levigati, ammaestrati e maturati
ad essere uomini.
Un Cristo, un Dio e mille dei
hanno cercato e cercano
il nostro corpo, la nostra anima.
Anima che ci appartiene
ed è destinata a non morire.
Vivere, sul ventre del mondo
con gli occhi all'infinito,
con il pensiero che si rinnova
fino a diventare cellula di Dio.
Non lavoro io per la morte.
Quale delle stagioni mi vorrà
come un bimbo fra gli eterni spiriti,
come goccia d'acqua che fa nascere
il seme di un albero sconosciuto, e
di quell'albero si nutrirà, nuovo, l'Uomo.
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L'autore
Luigi Ederle
Sono un poeta modesto. Scrivo per passione, nato a Grezzana di Verona il 06 / 09 / 1945. Premiato una cinquantina di volte. Scrivo in dialetto, in lingua e mi piace molto l'Haiku. Ho scritto un manipolo di commedie in dialetto e una dozzina di testi per canzoni. Ringrazio il sito Scrivere che mi ospita da otto anni. Lu
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