La nera Regina (vogliamo chiamarla notte?)

al terzo giro di chiave s’apriva la notte
smarrendo di continuo il gravare delle costellazioni
qualcosa
raccattavo dalle cime inarrivabili del pensiero
strusciandola sul naso che sorrideva
in quel tempo
s’ammucchiava la fine del tempo
o forse lo credevo
scarabocchiava una nube d’inchiostro
sopra il seno lattiginoso e dolente della luna
era un idioma incomprensibile murato nel vetro
non partoriva la parola
restava astrusa, non si traduceva
derelitta restava in
attesanonattesa
al terzo giro di chiave la notte si richiudeva
azzannata ai polpacci dall’aurora che tutta gonfia, nuda e rosata
aveva il volto di polline d’ape e zampe
di ragno australe
e così avvelenata la Nera Regina non poteva più parlare.
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L'autore
malaluna
sono una maschera dietro la maschera scrivo sull'acqua: ciò che scrivo si assorbe e si cancella
Commenti (1)
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Stefano Drakul Canepa6 aprile 2013
una visione tutta personale della notte, vista come un'entità che si difende strenuamente dal giorno, un nemico. Una notte rifugio del mondo, visione nella quale mi ritrovo molto... piaciutissima

