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Riflessioni 7 aprile 2013 · lettura 1 min · 1105 letture

Mi vergogno di scrivere versi

nemesiel 226 poesie pubblicate
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La poesia è... l’effimero volume delle nuvole. Quasi mi vergogno di scrivere versi. Chi, prende sul serio i poeti? Il poeta canta le cose che “ non sa” la sua testarda ignoranza. Non ha certezze e divora il tempo ricamando discorsi che non cambiano il mondo. Mi vergogno di scrivere versi e sottovoce ribatto: “...scribacchio qualche cosa, a tempo perso...” ma dicendolo tradisco la mia vita. Senza le mie parole io non sarei.
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nemesiel

Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne

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Commenti (4)

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Laura Tonelli7 aprile 2013

Il poeta non deve mai vergognarsi, ma suggerire sottovoce la verità che appartiene a tutti. bella!

Un sentimento davvero condivisibile. Personalmente provo le stesse tue sensazioni, si vergogna a rivelare qualcosa sul proprio conto e, se può per certi versi essere un utile esercizio per esprimere il proprio intimo e in qualche modo crescere, può comportare in realtà un pericoloso attaccamento alle proprie "opere". Comunque trovo molto bella la metafora delle poesie come nuvole effimere.

Rosita Bottigliero7 aprile 2013

Il poeta scrive per se stesso... e quando il dire si unisce allo scrivere dell'affamato di un non dire... ecco che il lettore si sente protagonista del pensiero segreto in un verso...

P
Psiche6 dicembre 2013

Una poesia che non può non arrivare dritta al cuore di chi scrive. Il poeta è un "testardo", che quasi si accanisce a scrivere le "cose che non sa". Che sia proprio questa consapevolezza, a spingere a scrivere? La consapevolezza di essere, in fondo, un "ignorante", con la conseguente necessità di "sentirsi" e "vedersi" in ogni cm di pelle? Sono versi pieni di grazia, la grazia di chi sa riflettere, con grande sensibilità e onestà, arrivando infine - con disarmante candore e semplicità - alla Verità: senza di tutto questo, "io non sarei". Meravigliosa!