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Satira 12 aprile 2013 · lettura 3 min · 837 letture

La Berlina Commedia

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Francesco Marzo 1 poesie pubblicate
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LA BERLINA COMMEDIA Mi ritrovai in fronte ad una scala C’accingea a portar in suso l’omo. Puro avea l’aspetto in quella sala E non avea corriman né altro pomo. L’viso volsi in su pell’ alta via Ma neache tempo ebbi di dar tono Che n’brivido prese la schiena mia. “Chi l’è?”- parlai io con voce rotta Che pel timor, alta nota non venia. Sentir suono di parole come in grotta Non fè che ingrandir lo mio spavento Tanto quanto son le navi in flotta. Li occhi mei potea usar a stento Altro non potea fare che star apposto Aspettando se non altro l’ buon momento. Mentre l’angoscia rendommi sì tosto Di scatto al mio fianco s’aperse una porta Che mi fè sobbalzar da lo mio posto. Per un attimo la mia mente si fè torta E incominciai a fantasticar su ogne cosa. Sulla maniglia vidi una man morta Né d’arpia né di gorgone ma carne rosa. Mi volsi a questa con spirto curioso: “Chi sei tu che l’occhi su me posa? Sei forse un diavolo, oh essere mostruoso Venuto fin qui soltanto a darmi pena?” “Taci stolto!”-disse lui- “mai fu più tedioso Veder un uomo in preda alla sirena. Mandato fui quaggiù dal Gran Consiglio Per dar mio ausilio a te in notte plena”. “Se vénia non accetti pel mio scompiglio Almen dimmi chi sei, oh ignoto, O se di me diffidi dì almen di chi sei figlio. “In vita fui politico” – disse- “uomo noto, Senatore a vita divenni pell’Italia Chiamato fui per sistemar l’paese in toto, Ma all’italiano è arduo far da balia. Il mio nome al battesimo fu Mario Monti Eletto e dato in fauci ad equitalia Ma con forte pugno regolai li conti. Feci una domanda che stroncò l’sorriso “Onorevole, orsù può dir per quali fronti Si sta volgendo il nostro viso?” “Ma come?”-disse-“non sai per davvero lo loco che espresse l’tuo deciso? Ti prego, oh professore, son sincero Non ho idea alcuna del loco ch’io pesto. “Sono certo”-disse -“che dici l’ vero. Prese la mia man in suo pungo e con sì gesto Mi portò a passo lento a veder suddetto loco Ciò che c’era da veder e tutto l’resto. Camminando parlommi poco a poco: “Rimembri codesta casa?” è Montecitorio Nel quale invitai li “porci” a darsi foco Che fecer del popolo capro espiatorio. Idee divine spingean la mia ragione Ma pe l’voler del ceto imperatorio Rimaner la su più n’avea cagione. Così diss’io: “Sciagurato sia l’paese Che in simil tempo di crisi e agitazione Con governi e istituzioni non ha intese!” Guardommi da su a giù con occhio intenso E a camminar e a parlarmi egli riprese “Ora andiam da colui che con censo Compro’ l’diritto d’omo di sceglier con giudizio Chi deve governar e a chi dar l’consenso.
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