Una Storia
Mi hai lasciata un giorno
sulla soglia di un giorno normale
l'aria pesante schiacciava la testa
e mia figlia e tua figlia rideva piccola
senza capire la tua distanza, il tuo orgoglio vecchio
che sgretolava sordo come l'arenaria, fragile al tempo.
Così semplicemente, leggermente, con un vestito estivo
mi hai lasciata, con un vezzo fatuo, con un gesto di noncuranza, spavaldamente.
Con la bambina in braccio,
non ti ho inseguito, non ti ho chiamato, non ti ho pregato.
Lo avevo già fatto in mille modi quando ti improvvisasti lanciatore di coltelli.
Fenomeno da circo cogliesti gli applausi dei paganti
e ti sembrò l'aria nuova, la ritrovata libertà.
Io vaso di coccio dopo non vidi nemmeno il gesto di un saluto.
Sola, fu il mio nome, sola si chiamò la mia dimora
chiuse le mie orecchie al canto delle sirene.
Alla guida in salita scalavo le curve tra le agavi forti
e l'azzurro del mare, tra l'odore di sale e un racconto greco
(in braccio sempre la bambina),
tra il cammino sui sassi e la sabbia lieve
arrivai dove smorzava il cammino.
Strie rosse, vecchie cicatrici dolenti, mi ricordarono il mio nome
LIBERA'
🌐
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L'autore
Maria Francesca
Sono nata a Reggio Calabria ,ma vivo a Messina dove lavoro ,purtroppo questa città muore ogni giorno un poco di più e si allontana paurosamente da un un possibile ripresa culturale,sociale,civile,mi dispiace dirlo ma sempre più spesso é invivibile ,anche per questo conduco una vita direi piuttosto nell'ombra ,tendo mol
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