La luna nel pozzo
Scendono in verticale
meteoriti incandescenti,
annunciano sul velo nero della sposa,
fiori di pesco
d’ortiche intrisi
e d’infanzia periti.
Sul suo capezzale,
dice il sommo Padre:
‘di ramo e di ciliegio i piedi,
di amianto gli occhi
e di rovere i fitti capelli’
Scende la notte,
s’addormentano i biechi con i giusti,
d’argento un mendicante
tinge le grate d’una prigione
costruita per distruggerne un’altra.
S’allargano le pupille di chi non vuol vedere,
s’annidano vespai di servitori in lacchè.
Sporgono le mani,
avvicinano gli orecchi
e di orrore coprono i loro visi.
Simulato compianto ordinano al thè
e piangono per lo spazio
di un secondo soltanto.
Le loro occhiaie annerite da mani esperte,
le mie da mani scavate.
Nel letto di promesse ingannatrici,
maledico il mio nome,
il suo seme,
la mia stirpe.
E riflessa in una pozzanghera,
si leva il suo canto
che ammutolisce le labbra
e sedimenta le braccia:
un nastro di polvere muta
stringe la bianca caviglia,
recisa in Maggio
e cosparsa di fango.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!