Di senso e di peccato

eccita l’istinto
il brusio della pelle
mentre la mente si posa
sul tuo viso affamato
consapevole d’essere palpito
per il margine inconscio
dei miei desideri afflitti
è sull’onde carezzevoli del tuo dire
che il mio muto sibillio
sale affannato alla bocca
ritrovando nel fiato
che m’era morto in gola
l’artefizio della parola amore
e s’agita ancora il core
mentre mi trapassa
un abbraccio d’aurore
o di tramonti su cieli di fuoco
e straripi
dalle mie mani dischiuse
dai miei occhi bendati
dal profilo carnoso
delle mie labbra ansanti
ti inerpichi fin dentro le narici
mi inebrii
come un sapore di spezie calde
di fumi di oppio e di genziana
fino a sovrastarmi
di senso
e di peccato.
©
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L'autore
Turan
Commenti (2)
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Patrizia Ensoli17 aprile 2013
Una bella e intensa lirica che parla d'amore ma anche di vita... Piaciuta
Idalgo Visconti18 aprile 2013
Parole che sono la giusta cornice, per vecchi bellissimi ricordi... PIaciuta.


