La chiavica
Vincenzo Strati
19 poesie pubblicate
+ Segui
Un mese dopo la mia dipartita
feci a Dio una richiesta ardita,
se potevo partecipare,
invisibile per non farmi notare,
alla messa del mio trigesimo,
storica usanza del cristianesimo.
L’Altissimo acconsentì,
subito disse di sì
ed io una mossa mi diedi
perché non volevo restare in piedi.
Non potevo rischiare,
quindi prima dovevo arrivare.
L’altra volta ero più protagonista,
mi misero davanti, in bella vista,
ma ora che della bara non avevo la scusa,
mi toccava tra i banchi, alla rinfusa.
E chi se lo scorda il mio funerale,
non è stato per niente male,
in chiesa non c’era posto,
tutti presenti ad ogni costo,
le corone non si contavano,
pure i migliori coristi stavano.
Addirittura per l’occasione,
fecero una concelebrazione
il parroco del mio quartiere
e un prete di cui avevo piacere.
Finanche sul giornale,
ovviamente di stampo locale,
pubblicarono la notizia,
scritta con dovizia,
che era venuto a mancare
uno che si faceva amare.
In prima fila c’era mia moglie,
i miei figli più vicini alle mie spoglie,
mia sorella con mio cognato
e i nipoti che avevo viziato.
Dietro le mie cognate
con gli uomini che le avevan sposate,
i cugini vicini e lontani
che si tenevano per le mani,
i miei figliocci, i miei compari,
tutti gli amici più cari,
alcuni vecchi clienti,
tutti a ricordar tanti momenti,
le vecchiette devote di Padre Pio
e altri curiosi del funerale mio.
Mi portarono come in processione
e chi era affacciato al balcone
vedendo tutta questa gente
domandava ad un conoscente
se del morto sapesse il nome
e di quando era successo e come.
A mia moglie baci e assicurazioni
che ora anche in queste condizioni
non doveva sentirsi mai sola,
di questo davano la loro parola,
ed anche ai miei figli
promettevano aiuto e consigli.
A tutto questo pensavo
mentre al mio trigesimo mi recavo
e in chiesa arrivavo di buonora,
in anticipo di un quarto d’ora.
Intorno mi guardavo
e i banchi vuoti osservavo,
di fiori solo una rosa alla Madonna
per una grazia ricevuta da una nonna.
Un minuto alla messa mancava,
mia moglie finalmente arrivava,
dai miei figli accompagnata,
in terza fila accomodata.
Pure mia sorella entrava in chiesa,
col pensiero della spesa,
c’erano anche le mie cognate,
senza gli uomini che le avevan sposate,
qualche amico giungeva al Credo
e tutti via di corsa al congedo.
Fortunatamente non mi vedeva nessuno,
perché se mi notava qualcuno,
di certo con questa premessa
dovevo pagare pure io la Messa.
Di strumenti musicali niente,
a celebrare il viceparroco balbuziente
e a cappella, stonando, lodando Dio,
cantavano solo le devote di Padre Pio.
Sul giornale neanche un trafiletto,
ma si parlava di inciuci a letto.
Mia moglie, da tutti rassicurata,
aveva ricevuto una sola telefonata
da una sua conoscente
al mio funerale assente
per aver saputo dopo la notizia
dettale per caso da una tizia.
Ma non pensate che me la sia presa
per quello che avevo visto in chiesa,
chi la fa l’aspetti,
dicevano i vecchi detti.
Pure io spesso andavo ai funerali
per doveri istituzionali.
A volte gli ultimi cinque minuti
per farmi vedere ai saluti
e sul registro chiaramente firmavo
per ricordare a tutti che stavo.
E al mese sono stato presente
solo per un caro amico o un parente.
Sono giunto alla conclusione
e perdonatemi l’espressione
che se per Totò la morte è ‘na livella,
come diceva in quella strofa così bella,
per me il trigesimo è ‘na chiavica e ve lo dico,
così, sincero come un amico.
Un’ultima cosa, mi sono accorto,
tra undici mesi è un anno che sarò morto,
ci sarà la Messa, questo è sicuro,
verranno mia moglie e i miei figli, lo giuro,
penso mia sorella e le mie cognate,
ma senza gli uomini che le hanno sposate,
sono certo le vecchie di Padre Pio,
e, se non ho impegni, forse anch'io.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Vincenzo Strati
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!
