Eri un poeta (una volta)
Sapeva di grano la tua penna
di zolle umide di sudore e stenti
sapeva di pane fresco
di fascine e fumo
di petali nel vento
sapeva di ginestre seccate al sole
di ricordi e mani a disegnar di vita
sapeva di valori persi
di storie
scritte sulle rughe
su volti fieri
austeri
su occhi sinceri
dallo sguardo dritto
sapeva ascoltare la tua penna
ascoltava canti
e voci
di amori senza tempo
rumori di zoccoli sull’aia
di spighe battute sulla pietra
di una campana
che rintoccava da lontano l’ora
l’umiltà era il tuo unico scempio
ora ha finito l’inchiostro la tua penna
oggi
non si scrive
si ruba
si urla e si deride
oggi è dell’apparire
che purtroppo si fa scempio
l’abuso
è l’unica regola ormai in uso
la bugia è un attributo
come disse
qualcuno su quel palco
vantandosi
che ce l’aveva sempre duro.
(era un bugiardo)
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L'autore
Turan
Commenti (3)
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L
Lorenzo Cecchi3 maggio 2013
Molto bella, anche dal punto di vista musicale... Anche se secondo me alcuni versi un po' troppo lunghi scalfiscono codesto aspetto della composizione, che rimane comunque sinceramente apprezzata
Idalgo Visconti3 maggio 2013
Quando si perde la naturalezza e la spontaneità, diventando vittime dell'arrivismo... dell'apparire... forzatamente si ruba... per essere quel che la gente vuole...
Cinzia Castellana9 maggio 2014
Un ottimo spunto x riflettere! Non è passata inosservata, complimenti!


