Sete di giustizia (Giovanni Falcone)
Giovanni Chianese
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Era un uomo di gran sete
s’abbeverava di giustizia
diceva che la mafia era un fatto umano
e come tale avrebbe fine
Sfidava più volte la morte
nell’omertà del silenzio
ma indietro non si voltava
schivava occhi di codardi nemici
Il suo motto era sconfiggere la mafia
convinto e sicuro di potercela fare
non sapeva mollare
voleva ammanettare il mafioso potere
Con coraggio e fiducia
nel suo Stato di comando
lavorava sodo in quel Palazzo
covo di talpe e nemici
Giustizia leale era la sua
sapeva bene manovrare
quel Pool d'antimafia
lavorando fino a notte
Protetto da uomini di coraggio
scudo alla sua incolumità
mascherava la paura con fierezza
scongiurando di morire allo scoperto
Era forte il desiderio
per l'agognata legalità
nella città dalla Cupola usurpata
criminali senz'anima d'alto rango
C'erano momenti di sconforto
nell’apparente ritirata
ma sapeva riemergere
dalla trincea della morte
Splendeva il sole nei suoi occhi
era per uno Stato libero e forte
ignaro era dell'imminente Strage
con cinque quintali di tritolo
Impossibile dimenticare
quel boato della morte
sulla strada di Capaci
oggi sibilo assordante
che ancora scuote
rabbia dolore e cordoglio
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L'autore
Giovanni Chianese
Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na
Commenti (1)
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M
Mariasilvia8 maggio 2013
Proprio fuori dal mondo gesti così...angoscia e dolore, sgomento e paura a che servono... E' questa la morte? Ricordare un passato glorioso, una lunga stagione di verità e coraggio. Aver quasi raggiunto un traguardo insperato, agognato, sognato! Si piange un distacco e la Sorte". Molto onore alla dedica e a questo splendido elogio.
