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Sociale 9 maggio 2013 · lettura 3 min · 1871 letture

Come un cancro sottopelle

Emanuele Strada 143 poesie pubblicate
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E' in quel maggio siciliano tra un defilé di mandorli in fiore che il vento disperse le ardenti speranze di un popolo stanco dei ladri di sogni. La morte puntuale e solerte era in viaggio col suo basso profilo pronta a cinger di sangue quelle toghe solenni corazzate col niente che non diedero baci alle mani in manette . C'era come un presagio sull'asfalto rovente c'era chi già sapeva di congiure e silenzio chi con l'occhio sinistro del color del tritolo chi con l'altro inquietante del color dell'onore. Ed è un lampo la strada e fumosa la via scelse una voce di tuono il mortale boato del mattino rimase qualche scorza a brandelli e interruttori scattati da quegli impulsi mortali. Cento metri d'asfalto volan come una piuma nella voragine enorme che risucchia ogni vita si divise la terra fiamme fumo e silenzio sorge al centro dell'uomo una vena dolente. Gli inviati sdegnati sulle telecamere al trotto con i pantaloni al ginocchio per non spruzzarsi di sangue il totonome mafioso in un'antimafia in parata tra le lamiere roventi come cani a passeggio. Fiori di piombo sbocciarono sui prati della fiducia in quel giorno il librarsi degli ultimi uomini liberi quante vittime egregie sull'altare di Stato; l'ossessione era il tempo che non sarebbe bastato, è quel che pensava Paolo ricordando Giovanni di fronte a un citofono di fuoco come le domeniche a Palermo il solitario monito di una minaccia sancita una dannata condanna d'abbandono di Stato. La verità intoccabile giace nel letto degli assasini e chi prova a svegliarla muore in contraddizione lei ti graffia sul viso e abbaia quasi latrando come un'idea di giustizia che ti porta al dolore. Con un bacio da fiaba si tramutano i mostri e il criminale arrogante trova impiego a palazzo qui lo Stato e la mafia scambiano l'occhiolino l'entourage degli impuri nella stagione dei frutti. E l'offesa è nascosta nei quotidiani soprusi quando al caffè seduti quei signori distinti si consumano avidi i diritti di pochi e confiscano i sogni invertendo i doveri. Qui neppure la musica tiene insieme le note di un mutilato sussurro di lenzuoli ai balconi di tremanti parole spruzzate su tanti muri di un ferito riscatto in un orgoglio di vita. Rattoppiamo la storia con un filo legale per risorgere nuovi guerriglieri del sole perché la vita non sia solo sbollir la paura ma esser uomini liberi da quella parte più oscura.
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Che una penna possa trafiggervi l'anima, nel ricordo di Falcone, Borsellino, delle loro scorte, di Impastato e di tutti gli uomini e le vittime di questa orrenda guerra che si coltiva in una mentalità che ormai non appartiene più a questo paese, LIBERI DALLA MAFIA, liberi di essere solo uomini; un grazie sincero a chi è realmente e quotidianamente impegnato a far si che tutto ciò accada, GRAZIE!

L'autore
Emanuele Strada

Seme contrario alla terra sopravvissuto alla mietitura degli amori sarò pianta robusta nella piantagione del mio nutrimento si prega di lasciare libero il passaggio da nuvole tempestose e cirri di sbadigli da oggi mi nutro di puro sole.

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Commenti (3)

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Fiammetta Campione10 maggio 2013

Sperare ancora nel cambiamento, ma non basta... tutti abbiamo il dovere di agire "rattoppiamola" questa vita con un filo fatto di legalità! Le ultime due strofe su tutte

Nadia De Stefano10 maggio 2013

Nel titolo c'è già tutto qiuello che è il vero... splendida lirica cha ha quel gusto di amaro che defluisce in speranza ma che personalmente non possiedo più...!

h
hy ju10 maggio 2013

bel titolo, bel testo, ben ritmato come non condividere il tuo pensiero? è ora di liberarci da questo cancro: il prodotto nazionale più tipicamente nostro e tristemente caratteristico ... mafia silente è cretina anche negli anfratti più impensati dei nostri quotidiani luoghi di lavoro...