L'isola dei fiori d'oro

Uno sguardo all'orizzonte,
verso il mare, verso sera,
dov'è il rosso del tramonto
ed è sempre primavera,
su quell'ìisola lontana,
molto bella e un poco strana,
ricca, in se, del suo tesoro,
l'isola dei fiori d'oro.
Una vela sotto vento
e ci arrivi in un momento,
però devi attraversare
proprio tutto quanto il mare
e se capita tempesta
ti ci puoi giocar la testa.
"Terra, terra, di babordo"
grida il muto cieco sordo,
palme e fiori colorati,
spiagge bianche e immensi prati,
varietà di pappagalli,
verdi, rossi, azzurri, gialli
e una piccola casetta
con la porta stretta stretta.
Dentro, un tavolo, un lettino
e una teca di cristallo,
contenente alcuni fiori,
d'uno strano color giallo.
C'è un biglietto sopra al vetro,
dice "tornatene indietro,
se raccogli questi fiori,
entro poco tempo muori.
Non vorrei disubbidire,
ma son belli da morire,
entra un raggio, dal soffitto,
che li centra dritto dritto.
La portina è troppo stretta
e la teca non ci passa
ci ragiono senza fretta,
c'è un profumo che rilassa.
E sdraiato sul lettino,
sto sognandomi un giardino,
con farfalle e fiori d'oro,
e sognando m'innmoro
d'una fata che, felice,
coglie un fiore e poi mi dice,
" so di te che non li hai colti,
nella vita ne avrai molti".
Mi risveglio, sono a casa,
ed ho un fiore nella mano,
brilla d'oro, ma non pesa,
poi scompare, piano piano.
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L'autore
Alephso
Qui rendo me stesso, scrivendo attento l'opinabile sentire che ascolto nel mio essere inintelligibile.
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