Per il Terzo occhio
Alessandro Labriola
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Sopra i balconi della civiltà deceduta
rivedo l’onnisciente Idolo ovino
dell’agiatezza grezza (e per lo spirito condotto)
l’Eternità scevra.
L’immobilità distratta di un glicine,
-sia l’ebbrezza del corpo ora!
Turba queste spire contratte - e l’artificio
(a ragion per cui mi giudichino gli Dei)
Conservavo però un’innata dote:
avevo ingurgitato lo “spazio”
e svelato il Tempo
– e fui giudicato peccatore!
Avendo coscientemente deciso
di salvare la mia anima.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (2)
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EnzoL27 maggio 2013
Conservavo però un’innata dote: avevo ingurgitato lo “spazio” e svelato il tempo – e fui giudicato peccatore! . che spettacolo!!!!!! punto
Giuseppe Boccanfuso28 maggio 2013
Incredibilmente bella, poetica e melodica... leggerti è davvero poesia.


