Selvaggia
Alessandro Labriola
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Tensione e sorpresa dei gerani,
voce dei portici scrostati
che assillano l'armonia della Sua voce
con ignobili stridii.
L'erba essiccata raggiunge l'orizzonte
ondeggia come lo strascico d'oro di una regina
il suo regno è muschio e radici - i suoi servi
innumerevoli occhi nella radura
canti irregolari per le notti da sogno
i satiri e le ninfe accorrono...
Le città si ritirano serrandosi
- metalliche gabbie
e singolari prigioni
di cui gli uomini acclamano la forma
- ne abbracciano la filosofia
incuranti di tutto ciò che sta germogliando
sotto le "splendide" osterie;
l'era della selce e del legno,
del vino dei falò giunge
- il bosco ne narra già gli albori
il fasto dell'autunno uccide "la commedia".
I figli della terra si impoveriscono ora
per arricchirsi al suo grembo presto.
La Madre tornerà a cingere i loro corpi
con lembi d'edera vergine,
a mondare le Gerarchie.
(Scuoterà i governi e le nazioni)
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L'autore
Alessandro Labriola
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