Risposta
Alessandro Labriola
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Io che provengo da ambiziosi palazzi
e covo le più cruente voglie - ho
deciso anzitempo di abbandonare questo
corpo, sono sfuggito alle orrende gabbie materne
per ritrovarmi sempre nella stessa miseria;
giustifico le vostre accuse,
rigetto la giustizia degli uomini per comodità:
mentre il "grande Nord" mi tenta.
La codardia verrà reinventata
se potrò avvalermi di determinati veleni
riderò del vostro biasimo - accetto
di essere Pericoloso.
Non importa, si spezzano i legami di fratellanza
- s'interrompono i banchetti
da solo Mi hai donato la quiete:
Epici scontri di nebbie e aurore
soli e bagliori impossibili
veli sacrileghi - i seni della luna
quei grandi occhi bambini nella radura
(e non guardatemi così)
non turberete mai
la mia idiozia.
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L'autore
Alessandro Labriola
Commenti (1)
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Stefano Drakul Canepa8 giugno 2013
radura dell'anima e quei seni immaginati della luna, per i deserti della mente non c'è spazio, almeno in questo mondo. Immaginifica e splendente poesia

