Il circo
Da un tendone aperto al cielo,
tra pieghe come a ombrello,
tiranti ,uomini e trapezi.
A trafficar da colore a colore,
di ridolini e sussurri,
annoiato un leone sbadiglia.
Ancora sgombri camerini e paiette
di terra d'ambrosia e trucchi,
ciglia e rossetti a venire.
Mentre da un carro a svegliare,
si ode una musica a coro
che da' lirica a bestie e gitani.
A voce grossa d'un imbuto di latta,
ordini a cantilena,mani e ricordi
di nodi già fatti di scale salite.
Ed ecco le gabbie scintillar di sbarre
d'un sole già alto, rimembra cura,
d'intanto una scimmia frizza.
Un uomo con baffi ricurvi,
dal largo petto e rughe arcigne,
si mostra potente a catene.
Il sorriso di una donna rotonda,
appare a luna e costume
coperta dalla sua ombra, sovrasta.
Parrocchetti e piume colorate,
beffano,con passo svelto,
pagliacci e nani con rosso naso.
Or dunque a cominciare alla folla,
nuvole e pachidermi a danzar
di maestrie e stupori.
E volano donne su funi e lamè,
bambini attoniti a fiato tenuto,
mani ferme su zucchero filato.
Maestosi e bianchi cavalli,
polvere di legno e inchini superbi,
criniere a frustare applausi dovuti.
Foche e palloni di secchi e sardine,
una schiuma di baffi a giocar di naso
conclude scemando di luci.
Il Circo,indocile sipario di velluti,
arena di magie e spaventi mai vani
sopito conclude.
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Commenti (1)
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Ciccio886 aprile 2007
Molto bella questa poesia, anche se la categoria era meglio SOCIALE.