Ed io credevo
Ed io che credevo che lei
fosse diversa, fino al punto
di dover guardare a divinità
celesti cui poterla raffrontare.
Il nome suo scrivevo fra le stelle
più lontane e luminose.
Su vette di montagne aspre ed
innevate mi arrampicavo con
fatica per cogliere fiori incontaminati,
con i quali inghirlandare i suoi capelli.
Per anni ho creduto che lei fosse speciale:
un dono raro, un diamante sfavillante,
ed io un uomo fortunato.
Di brunita perla ritenevo il corpo suo
e regina del mio piccolo regno l'ho eletta.
Solo adesso che son giunto alla
fine della strada, m'accorgo che
regina veramente è, ma di un regno popolato di bugie.
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