"Il Sacerdote"
Stefano Drakul Canepa
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trame a silenzio
che notte non ricorda
se non all'alba (D)
Dodici gemme e dodici tribù
sul vento sacro dei segreti
piangono rimorso in controluce
e attendono le ore del lamento
Sette veli e sette lame aguzze
temono la notte nel passaggio
dalle sacre pergamene al rito
che il tramonto ha già sussurrato
Sarà giustizia o sarà per fede
quando l'unica tenebra è negata
e l'alba avrà vergogna della luce
che un Dio distratto ha regalato
Tre sigilli e cinque stanze nere
da non aprire mai per gioco
o per il dolore delle sere ignote
perché il buio non dimentica
neanche i mattini di sole morto
se la rugiada tradisce il giorno.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (1)
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Santina Papa28 giugno 2013
Ogni verso trasuda il mistero di un'imminente profezia; il popolo si sta preparando ad un sacrificio per placare un Dio severo in quanto ha lasciato che la luce del sole illuminasse questo momento affinché il popolo abituato a vivere nell'oscurità vedesse la fine di coloro che hanno tradito, un popolo che deve stare attento a non aprire neppure per scherzo le stanze nere delle peggiori piaghe ma ormai ha fatto danno la sciagura è prossima e aspetta la punizione. Morale: quando si agisce superficialmente si pagano le conseguenze e l'anima è in tormento.

