Lasciando lei
Mi affretto con calma e mi volto,
pettino i miei disgusti e arruffo
lo sgomento d’un caduto maniero.
Lasciando lei è un sassofono impazzito,
un veliero che s’inabissa
dentro occhi neri tra gocce e specchi.
E il vento non mi aiuta,mi calca
e incido passi come note,
d’una strofa sempre saputa.
La lascio andar via senza cura,
come l’odio mi induce
nel segno del suo torto.
Mi arrampico su scale di stille,
dove decimo perché e colpe
all’ombra d’una pensilina.
Una panchina complice m’aiuta,
di stenti a sedermi cado,
mentre lei diventa lontana.
©
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Leaf8 aprile 2007
Intensa e amara, come un abbandono... Amore e odio, tra le righe, nell’eterno, predestinato conflitto...
