"Volevo spingere via il cielo"
Stefano Drakul Canepa
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vento di cielo
soffiato via al ricordo
di qualche sera (D)
Quando ti dicevo
che volevo spingere via il cielo,
tu non mi credevi e un po' ridevi
come fra i colori di mille giardini
lasciati alla gramigna dei ricordi
Se questa strada ascoltasse solo
un momento di quel suono fugato
non continuerebbe le sue curve,
forse porterebbe dritta al mare
Perché tutto ora è stato già fatto
e non c'è tempo per dolori nuovi,
nessun ricamo tessuto al petto
e neanche lì vicino ad altri fiumi.
Quando ti sognavo
e volevo soffiare via le nuvole,
tu non mi pensavi e un po' ridevi
come fra i sassi di mille sentieri
appena sporcati da semi perduti
Perché tutto ora è rimasto uguale
anche il vento che soffiava notte
e spegneva luce al tuo rintocco
di melodia malata fra le stelle
Se questo bicchiere sentisse solo
il profumo delle sere immacolate
forse porterebbe dritto al cuore,
sarebbe morte senza una paura
La luna che dischiude nell'aurora.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (1)
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massimo turbi8 luglio 2013
di sbircio le ombre della luce si riflettono nell'anima arsa di silenzi infranti da un cantastorie di sogni dagli sguardi placidi il fruscio delle voci risuonava nel silenzio volando come ballerine nella morte del cigno si elevava sempre più in alto fino a sbirciare la mano di Dio su di me accarezzandomi amorevolmente il costato ancora insaguinante blasfemi sono gli orrizonti che nel tramonto bruciante di lussuria germinata nell'apocalisse di san giovanni fremono sulle rotaie che lacerano i silenzi della luce sul calvario dell'uomo peccatore condannandolo a morte per la vita eterna

