Tredici passi e mezzo più un gradino
Tredici passi e mezzo
più un gradino
dal mio pianoforte
sempre troppo silenzioso
al libro di fiabe indiano
tredici passi e mezzo
più un gradino
divide un Maharaja da Mozart
un Budda da Beethoven
tredici passi e mezzo
più un gradino
che non so scendere
che non so salire
Il Maharaja mi viene incontro
con i suoi ventitrè figli
e quaranta camerieri
una stampella si è piegata
l’altra è troppo corta
Non riesco a raggiungere la meta
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Commenti (2)
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Pi Greco8 luglio 2013
E' molto orientale (come il tuo stesso pseudonimo). Mi ha positivamente colpito l'uso delle anafore. Bella la metafora finale... Mi piace molto!
Giorgia Spurio8 luglio 2013
originale e particolare. il pianoforte diventa come un'architettura fatto di scale e gradini, e si trasforma in silenzio. mi piace l'immagine del libro di fiabe indiane, mi piace la fusione tra ovest e est, tra classico e originale, tra antico e esotico. belle le ultime due strofe, e i tredici passi e mezzo non sono che l'allegoria dell'incompleto che ci assilla, siamo lì, al penultimo scalino con una stampella piegata e l'altra rotta. mi piace molto!

