"Del mio cielo nero"
Stefano Drakul Canepa
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anche la notte
non regnerà per sempre
fra ignari cieli (D)
Anche la notte non durerà per sempre,
e quando il buio scende nel silenzio
il cuore ferma i passi e trema ancora
finché l'aurora non svanisce abisso
Per un momento timido io vedo scuro
e credo che il pallore del mio vento
non resisterà alle spore del mattino
se la luce calda invade ogni percorso
Anche l'oscurità non regnerà per sempre
e quando la danza smette nel diverbio
il petto sogna labbra e freddo torvo
simile ad un destino segnato dal veleno
Per un remoto lido io resisto a sdegno
e sento che il dolore del mio petto
non lascerà sbocco al gelo eterno
se un gesto coglierà il segreto spoglio
Nessun orgoglio, solo e sporco
questo è l'ultimo rintocco
del mio cielo nero.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (2)
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Elle21 luglio 2013
Incombe una strana inquietudine. Versi che intersecano angoli di profezie remote, mentre si susseguono attimi intrecciati ad un pesante fardello che costringe all'impossibilità di qualsiasi movimento... osservando un cielo scuro. Ed è un sentirsi prosciugare, consumare, richiamare... da quell'ultimo rintocco.
elena rapisa21 luglio 2013
Confluisce tutta la forza della disperata ricerca di una luce che potrebbe anche accecare, ma che è necessaria per rendere più accettabili i misteri dell'io.


