Fratello
Antonio Interlandi
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Dopo aver tratto di questa terra il sapore
saper di esalare l’ultimo mio respiro
mi sarebbe di un infinito dolore
come pelle arsa da piro.
Ma tu che hai stretto in mano quelle lame,
e che l’infanzia non hai mai colto,
o tu che hai sofferto la sete e la fame,
e che hai dovuto celare il tuo volto,
tu che bramando di vergini una legione
hai spezzato anime innocenti
senza una umana ragione,
avresti certo sollievo di quel giorno
in attesa di una diversa prigione,
che più spazio abbia intorno
e che vita sia il suo primo nome.
Guardando te dovrei allora sentirmi eletto,
come un reo sulla forca che è stato graziato,
ma sì magra consolazione non mi sarà d’effetto
nel veder il mio volto di là specchiato;
ma il solo rimedio a tal malessere
sarà il sapere che anche tu fratello
una buona ragione avrai d’essere
nonostante le spalle ricurve dal pesante fardello.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Antonio Interlandi
Sono un 48 enne di Siracusa con l'ovvia passione della scrittura. Per me la poesia significa tradurre in parole e ritmo le sensazioni del momento per scaldare il cuore di chi ascolta. Il mio lavoro c'entra poco con l'arte (sono un ufficiale dell'A.M.), ma, quando posso, mi ritaglio un po' di tempo, chiudo gli occhi e s
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