Se tornassi
Se tornassi d’inverno,
tra i rami degli alberi spogli,
come una luce pallida di un giorno di prigionia.
Io avvolta in una sciarpa,
le scarpe ad asciugarsi la neve.
Ti direi, mormorando al vento,
sulle scale verso l’ingresso,
che ho avuto un presentimento.
Sentirti tacere l’urlo dell’attesa
e il mio silenzioso aspettare sul ciglio del desiderio.
Se tornassi in primavera,
tra il profumo dei fiori,
come una pioggia leggera di un giorno di stupore.
Io schiusa in un abito corto,
i sogni a coronarmi il cuore.
Ti direi, sospirando stupita,
sul davanzale vicino al giardino,
che ho avuto un presentimento.
Sentirti tacere l’urlo dell’attesa
e il mio silenzioso aspettare sul ciglio del desiderio.
Se tornassi d’estate,
tra le ciglia di una palma,
come il sole cocente di un giorno di passione.
Io dirompente e folle,
le mani protese ad accoglierti.
Ti direi, urlando felice,
accanto alla fontana fresca,
che ho avuto un presentimento.
Sentirti tacere l’urlo dell’attesa
e il mio silenzioso aspettare sul ciglio del desiderio.
Se tornassi d’autunno,
tra le foglie secche e solitarie,
come la desolazione di un giorno di morte.
Io malinconica e schietta,
bisognosa di un tuo abbraccio.
Ti direi, piangendo forte,
accanto all’oblio,
che ho avuto un presentimento.
Sentirti tacere l’urlo dell’attesa
e il mio silenzioso aspettare sul ciglio del desiderio.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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