Il suo nome
Lunabionda Valentina Di Caro
452 poesie pubblicate
+ Segui

Emersa dal vagito dell'ultima onda
bella come creatura mai nata
Lei - non conosceva tribolazione
Poggiava semplicemente l'alluce
pareva camminare
ma lieve frugava la rena
come a farne polvere di phard
per i miei occhi dannati
Lei era me, lo era stata
Avrei voluto chiamarla
scorticarmi la pelle col dorso delle conchiglie
per aprirle un rigagnolo di sangue
da seguire a olfatto
a carponi- ed io incontro a supplicare
Piansi e urlai il suo nome - il mio nome
' Perdonami
Ti ho rinnegata, ferita, oltraggiata
anima mia feconda
che germinasti nel ventre della terra mia madre
quella sotto la quale ti seppellii
Divino amore che non amai
misera ferita che trascurai
incarnazione d'angelo
stretta nel pareo intriso
del mio veleno di serpe'
Io ti amo ancora
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
P
Pepita8 agosto 2013
Davvero toccante! Si presta a numerose interpretazioni... Amare se stessi, il bimbo che è in noi, ascoltarlo, lasciarlo piangere. Perdonare se stessi per quelle che sono scelte e non.
Elena Poldan8 agosto 2013
Rinnegare se stesse, tradirsi, macchiarsi della vita per poi, d'un tratto, ritrovarsi a rimpiangere il candore primigenio che ci rendeva belle e pure e oscuro ogni veleno. Testo graffiante e vero, molto forte e incisivo.

