Peter Pan
Peter Pan
spogliati per una notte dagli abiti di sogni
e posali sulle tue alucce dorate
con armonioso volo plana su di lei
e porgile la carezza della mia nostalgia
Amico delle mie favole
portale la lacrima della sua assenza
è adamitica come un cielo randagio
senza il suo guinzaglio di luna
Donale, ti prego
l’ultimo battito del sole estivo
racchiuso nel soffio di un granello di sabbia
etereo, ma vivo per l’eterno respiro del mio amore per lei
Ancora bagnati di rugiada
sono i miei occhi al ricordo del lontano abbraccio
confuso con il fiato dell’efferata corsa del treno delle sei
Un giorno si asciugheranno
alla brezza di un sorriso cupìdo
e si addormenteranno nella quiete del suo mare
Così risorgerò in lei
come i versi del primo bacio di sole
manoscritti nel cantico di Venere
perduto e poi ritrovato tra i fogli della sua bellezza
Peter Pan,
gioca ancora con le mie parole
e addomesticale sui petali di un flauto
nevica su di lei batuffoli di suoni
ovattati da pulviscoli di silenzi
sarà la mia voce che trema
al dolce risveglio di un’anelata primavera
Menestrello errante tra i sogni
tu che puoi,
annulla questo universo di distanza e portami da lei
vola tra i rami del tempo
tra nidi intrecciati di speranza
e baite ricoperte di stelle
dove batterà un unico cuore
immerso nell’incanto dell’infinito
©
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Commenti (1)
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Francesco Rossi21 agosto 2013
Molto difficile misurarsi con Peter Pan. esercizio poetico mirabilmente riuscito.
