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Morte 28 agosto 2013 · lettura 3 min · 1484 letture

1793: Il Morto

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Tra le bestemme del bieco necroforo e tra le risa de’i folli gendarmi, e tra uno stuolo d’insulti e poi d’armi, stava un cadavere tinto di ner: putride e negre parevan le guance, e gonfio ‘l labbro, e gli occhi eran aperti ed in sul collo sen stavan de’ certi segni di mani suicide ed altèr, e infatti un pugno dell’egra mancina stringeva l’ugola in sulla faringe, ed una vena vêr l’empia laringe era marcata di negro color, e la sua testa pendeva dal letto, e rea e ricurva, e volta vêr l’alto, e tra le tenebre dell’empio spalto parea uno spettro ricolmo d’orror, e ‘l ciglio spento le bianche pupille solo mostrava, e palpebre turgide, e la sua fronte bagnata dall’umide acque di Morte n’andò a imputridir, e dalle nari s’ergevano chiazze di sangue secco da più di tre giorni, cupo era ‘l mento, e ancor ne’ dintorni stavan le lagrime d’un reo soffrir, e ancor più orribili di quest’aspetti eran l’impronte dell’empie catene, e i polsi laceri d’onde le vene ben penzolavano sozze di cruor, ed il farsetto, i lacci e le maniche, parvero un mare di sangue essiccato, ed eran segni che ‘l prode soldato patì cotanto per togliersi ‘l cor, e infatti un giorno forzando gli acciari, e le tenaglie ben volle morire, e la mancina in sul collo e a soffrire sì, egli istesso, securo portò, ed ogni polso conteso dal ferro si lacerava, e ‘l sangue n’usciva, ed ei strozzandosi tristo soffriva, poscia mezz’ora dolente spirò, e la sua cella di spruzzi sanguigni ben dipingevasi dopo le grida, e sol di Notte una guardia sì infida balda s’accorse che quegli morì, e per due giorni lasciàronne ‘l corpo tra topi e muffe, tra polvi venefiche e tra le tenebre brute e malefiche con gran fetore veloce marcì; e la sua bocca sen stava dischiusa, e tra’i suoi denti la lingua stringeva, ed una traccia di bave cingeva le labbra smorte dal lungo aspettar, e la man destra e ‘l braccio cadevano a penzoloni dal legno tremendo, e le rie dita in sul suolo premendo eran già d’ossa tra un folle trottar, ed il becchino diceva baldante: «Questo s’è ucciso facendola al boja», ed un gendarme rispose: «La noja forse l’ha tolto purtroppo da noi», ed or portavanlo verso la fossa, e lo coprivano d’orrida terra, e con insulti facevangli guerra, coprîr la tomba di sterco di buoi.
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Composizione tratta e decontestualizzata dal X Canto di un Poema che sto componendo.

L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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