Lettere Gemelle
Antonio Interlandi
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Le nostre arie avviluppate nello spartito
sgorgarono in nuovi movimenti e melodie.
Fu l’inizio di un concerto infinito
dei crini, di un arco e delle sue scie
ed in quel crescendo io lasciai franare la mia intemperanza
sulla nuova e comune risonanza.
In quell’accordatura celebrata ad ogni stagione,
che dell’eternità ci regalò l’illusione,
ho smussato del mio profilo gli spigoli
per meglio accedere ai tuoi remoti angoli;
ho lottato contro la mia metà
per non cadere nella vanità;
ho ridipinto le pareti della mia abitazione
per costruire un futuro con i colori dell’immaginazione;
ho cambiato i miei abbigliamenti
e il gusto per gli alimenti,
ed ho frenato i miei bassi istinti
per non perdermi in perversi labirinti.
In quella accordatura tu hai sopito il mio rancore
quando ero pieno di furore;
hai intagliato le rosse venature col rigore
e mi hai rimodellato con il fuoco del verbo.
Ed ora, tu che fosti capace di conciliare il mio cuore,
scaccia la bieca stonatura col duro nerbo.
Rimani, non pensare di andar via
perché solo per te sbocciai in armonia
e per nessun’altra le mie corde potranno più vibrare
giacché per loro non ci sarà altra pece da applicare.
Ricorda, io sono la tua immagine allo specchio,
tu il timbro sordo che si fa grazia nel mio orecchio,
si, noi siam le due lettere riflesse,
le gemelle che al cuor l’anima tesse.
©
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L'autore
Antonio Interlandi
Sono un 48 enne di Siracusa con l'ovvia passione della scrittura. Per me la poesia significa tradurre in parole e ritmo le sensazioni del momento per scaldare il cuore di chi ascolta. Il mio lavoro c'entra poco con l'arte (sono un ufficiale dell'A.M.), ma, quando posso, mi ritaglio un po' di tempo, chiudo gli occhi e s
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