Donna Altare
Ora drogando
umani pentimenti,
commosso bacio
la tua libera mano
di donna nostra,
che già da sempre
grande regina,
con umiltà supina
nel più lontano tempo
già favoloso,
senza lamento vano
la prima sagra
del vivere tu,
proprio solo tu,
hai recitato.
La tua gioventù
di un fine splendore,
stupendo fiore
dal tuo lavoro duro
tristemente sprecato.
La tua bellezza
fresco tesoro
sempre poi da salvare,
ma poi la casa
già da badare
anche la terra
pure già da curare
e pane da mangiare
salute da salvare
solo riso di luna.
L’affetto quindi
da prepotente
furto maligno
di un falso compagno
ti veniva carpito.
Né mai arrivò
l’atteso suo amore
né poi santo sigillo
sul tuo puro dito,
né vero padre
per il tuo dolce figlio.
I più fondi affanni,
la tua solitudine
ora ricordo
e solitarie pene
e tristi pianti
per il solo amato,
già costretto guerriero
poi perito lontano.
Né quindi posso
proprio dimenticare
la mia pioggia di bontà
che il tuo cuore
di madre penitente
sempre ha dato.
Un gesto puro
di vera pietà
infine c’è poi stato,
un penitente atto
di stupendo affetto
risuscitato,
un santo premio
che un eletto uomo
poi indimenticato
nascose dentro
il suo nudo altare.
E voi madonne
dei giorni nostri,
che adesso più brave
la strada vostra
già tutta spalancata
luminosità piena
sempre vi dona,
almeno ricordate
che felicità
è letto strano
per il dolce dormire
ma difficile farsa
per il lungo gioire.
©
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L'autore
Mario Motton
Mario Motton, nato ad Adria, antica città romana che ha dato il nome al mare Adriatico. Vive a Verona dove ha compiuto gli studi. Lunghi anni di attività nel settore commerciale, premiato “Maestro del commercio”. Fedele amante della letteratura italiana, ha letto con passione i capolavori francesi, russi e americani. G
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