Triste Katjusha

Ti ho riconosciuta subito,
triste Katjusha,
il tuo sguardo e le tue gambe
tra le pieghe di un atlante scolorito,
nel tuo tetro teatro tronfio di testardaggine
e taumaturgia da zigana.
Ti ho vista esiliata in un bistrot di Leningrado,
a conversare con un entreneuse impellicciata,
con un occhio miravi il traffico d'occhi
che si incanalava nella calca scalpitante,
e la Rivoluzione passava ancheggiando con lo chauffeur,
e chiedeva un tavolo per due, vicino alla toilette.
Ti ho vista fumare oppio,
in compagnia di Soutine,
quel cane affamato di putrefazione,
assaggiasti i suoi colori nell'acquasantiera del protocapitalismo,
nella capitale francese della transumanza alcolica.
Ma tu mi hai sorriso,
a luci spente,
proprio quando lo spettacolo aspettava gli applausi,
e nel silenzio delle notti bianche,
soltanto i passi che avrei dovuto compiere
per campeggiare nelle tue arterie stanche.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Stefano Drakul Canepa7 settembre 2013
ha un colore malato che mi piace, gronda di solitudine. B e l l a
