1793 - Il Sogno dell'Esule
Massimiliano Zaino
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«Oh sì, narratemi questo bel sogno!»
sclamò la dama stringendo l’abbraccio,
e poscia disse: «L’attendo ed io taccio
nel mar... nell’impeto d’un dolce Amor»;
ed ei ascoltandola posò lo sguardo
sovra ‘l suo ciglio - un nuvolo azzurro -
e l’abbracciava... e con un sussurro
librò sereno gli spettri del cor,
e allor diceva con labbro sognante:
«Ecco! Un vascello ci attende in sull’onde,
e vêr l’Americhe vola, e le fronde
lignee e le vele dispiegansi al Sol,
e tra la quiete del vento e ‘l furore
degli elementi, tra l’orbe tempeste,
esile remiga... e ‘l cielo lo veste
di fresche piogge lontano dal suol,
e noi n’andiamo felici e contenti,
e la tempesta l’Amor ci battezza,
e come pioggia sen va la carezza
di noi ch’amando voliamo in sul Ciel,
e in sulle code de’i bronzi voraci -
denti di foco d’un Mostro marino -
mirando ‘l mare gustiamo ‘l divino
attimo ingenuo d’un bacio ch’è miel;
e quando ‘l vespero giunge e tramonta
dal mar sbranato lo strale del Sole,
sull’onda etesia d’un prato di viole
sull’ermo ponte n’andiamo a seder,
ed io vi copro d’un negro mantello,
e mi coprite d’un bacio gentile,
ed io vi cingo l’ischiena sottile,
e m’abbracciate in sul collo davver...
ed io vi bacio le labbra agitate,
e mi donate un sorriso che splende,
ed il mio core tal gioja vi rende,
e ‘l vostro spirto s’inebria con me...
e in su, nel cielo, le stelle si tacciono
e d’oro brillano e cantano mute
canzoni armoniche, e dolci e perdute
nenie di speni, e pace sol v’è,
e brilla cesia la stella polare,
e l’orbe tenebre fende la Luna,
e l’alta Notte la quieta laguna
avvolge negra, ci culla lo spir,
e questa stella splendente e immutabile
nell’acque specchia se istessa e i suoi figli,
ed in quest’acque si mutano in gigli,
e d’in sull’onde ci accresce ‘l desir,
e questa Notte c’ispira gli abbracci -
sòn di carezze che s’ergono al cielo -
Luna che copre... che cela d’un velo»
ed ella aggiunse: «I baci d’Amor»,
ed ei narravale: «Ed or tra le candide
vele fantasime, e presso la stiva,
voi siete gaudia, e lieta e giuliva,
ed io vi sfioro l’angelico cor...
e quando un giorno cadrà codest’àncora,
ed in America verrem sereni,
vivrem incogniti tra’i prati ameni,
tra’i laghi e i fiori d’un libero suol.
Avrem tra’i boschi dell’alte betulle
una magione di fragile legno,
sarà la piuma dell’aquila un pegno
d’Amor eterno che spicca ‘l suo vol,
coltiverèm dissodando la terra
dolce granturco da’i morbidi semi,
e sarem colmi e di Vita e di spemi,
forse de’ figli un dì nasceran,
e questi pargoli n’andran pe’i campi,
e i bimbi Indiani con lor giuocheranno,
e da’i selvaggi allora vedranno
liberi ciel che sempre splenderan,
e dormiranno dappresso le fronde -
onde sen vien il fior del cioccolatte -
e chiederanno a lui che combatte
gl’Indian miserrimi tanta pietà,
e a noi un bel talamo di dolce zucchero
placherà ‘l sonno tra l’aspro tabacco,
ed abbracciati e riavvolti in un sacco
l’incolta Notte ognor ci vedrà».
©
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L'autore
Massimiliano Zaino
Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori
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