D’amore armeggiavo
L’ilarità gremiva di folla e gaiezza,
d’un girotondo mai stanco a gara
di giunte e prese mani a non mollar.
Udivo,mai fiacco, di fulve trecce
a frustar le gote e ancora code
girar disegni tra pollini e cicale.
Distratto d’un ghiribizzo discosto,
si ruppe l’ovale giostra di risi,
di gesti e madri a chiamarci a se.
La magia d’uno zinale rigonfio,
a piene braccia dove ghiotti di premi
mai domi d’infinita esultanza.
E i padri a distrarre d’irrequietezza,
da paglia e vino su tavoli e carte
burberi e garbati ad allontanar.
Noi piccoli pirati e fratelli a sbuffare,
di manico a pioppo e scope a cavallo
a darsi paghi e tronfi a mancato spoglio.
Quando d’amore armeggiavo,
dita puntate temevo e temporali,
quando d’amore armeggiavo.
©
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