Separazione di lettere settembrine
Gianpiero De Tomi
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Pozze senza fine di ricami scarlatti
ricordi, che colano lungo la mano
in un abisso, dai rumori perduti
legno scheggiato, la bocca che sanguina
calpestato prato d'erba bagnata
in un bosco che racconta di rami spezzati
fiaccole lungo il sentiero, aperto dal sole
che illumina i miei occhi senza ombre
districando un modo che non conosco
l'urlo della terra, violentata dal piede
e orologi che sciolgono inermi, dalla montagna.
Genesi, cavitazione dentro le sfere nascoste
idiosincrasia delle incrostazioni pelviche
una sasso che rompe i vetri della finestra
dita fredde che entrano e strappano
frammenti trasparenti, sparsi a raggiera
il suono di un'accetta che sgretola ossa
la quiete di un bosco secolare, infranta
un occhio abbandonato nel grande mare
un torsolo di mela, con tracce di denti affilati
una fluido mefitico a mistificare il mattino
e vaghe figure femminili dai lunghi capelli
che scavano un fossato fra lamenti ibridi
nella separazione di lettere settembrine.
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Gianpiero De Tomi
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