Dio ci perdoni

Non fu la resa
ma l'apice
d'una vita di piccoli mattoni
rossi come l'amore.
L'impronta di due sorrisi sui cuscini
è ancora lì
e i gerani sul balcone
i vetri di merletto
nell'aria il profumo dell'ultima minestra.
Non un suono
nemmeno una parola
solo gli occhi
a specchiarsi negli occhi
tanto diversi e uguali
tra le grinze degli anni
ad amare e capire
cuciti col filo della pazienza.
Non fu la resa
ma la certezza d'una notte
che mai avrebbe più visto l'alba.
Nessuno sapeva
nessuno che avesse capito
(voluto)
leggere
tra le pieghe dei due sorrisi,
nel gesto d'una mano
tra i capelli di neve
il gelo dell'inverno.
L'abito buono
quello della festa
liso ma pulito,
sul tavolo un pizzo e una ceramica
un foglio
una parola:
perdono.
Uno dei dieci
cento
mille perdono
che gridano giustizia.
Piego la testa
io
colpevole
come i milioni che mi sono accanto
e sopra e intorno.
Piego la testa.
Dio ci perdoni.
©
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L'autore
stefania giacarelli
Quando ero piccola sognavo di diventare scrittrice, e imitando Jo,una delle "Piccole donne" del romanzo,prendevo due mele e andavo a nascondermi in casa per scrivere...crescendo la vita mi ha portato altrove, ma ho sempre scritto,qualunque cosa, ovunque...su tovagliolini dei bar, sugli scontrini dei negozi...perché qu
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