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Sociale 10 ottobre 2013 · lettura 1 min · 2188 letture

"Solo fango vecchio"

Stefano Drakul Canepa 4642 poesie pubblicate
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attendo solo in questo fango nero è sempre notte (D) Io vi attendo ancora, intatto nella terra malato di vergogna senza una risposta, è febbre di deserto spazzato via dal male col gelo che mi assale quando viene sera Qui non ci sono stelle a governare l'alba, c'è il silenzio denso delle cose immote e niente da perdere dentro a questa valle. Il sangue ha germogliato rovine e vendette Io vi osservo ancora, niente è più cambiato, gemme sul selciato buttate con l'orgoglio e le cose da rubare alle vie dei semplici nel buio che portava il gelo alla speranza Non ci sono guerre da combattere a veleno, l'eterno oblio del cuore tradito dal perdono. Eppure io sapevo che la montagna dorme solo per un momento di lacrima e di morte Qui non ci son più luci a segnare il tempo, solo il fango vecchio di un fiume defunto.
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9 ottobre, anniversario del disastro del Vajont. Questa poesia è dedicata a tutte le vittime, in particolare a quelle mai ritrovate. Tanti di quei 2mila morti non sono mai stati rinvenuti e sotto tanti cippi del cimitero monumentale di Fortogna, che riportano i nomi delle vittime del Vajont, non c'è nulla perché nulla era stato ritrovato.

L'autore
Stefano Drakul Canepa
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Commenti (4)

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Tonia Fracella10 ottobre 2013

Un attesa incessante... in una terra che appare come un deserto senza risposta, nessun cenno di speranza, tutto resta fermo... anche in quelle luci che non segnano più il tempo. Poesia di grande impatto emotivo.

M
Moreno Tonioni10 ottobre 2013

Poetare su di un fatto di cronaca è impresa assai ardua seppur molto praticata. Personalmente non amo questo genere espressivo, a cavallo fra poesia, notiziario e talk- show. In questo caso... in questo caso commento col piacere di farlo. Il Canepa giostra abilmente i versi in un elevarsi oltre la stretta misura imposta dal genere. La metafora è ottima e le strofe si succedono generando piacevolezza nella lettura... la tematica trattata, senza alcun dubbio assai sentita oltre il tempo scorso.

p
paolo corinto tiberio11 ottobre 2013

è difficile scrivere un testo su di una tragedia come quella del Vajont senza evitare le secche del Romanticismo o peggio... questo testo ha evitato proprio quelle secche...

Catia Dinoni11 ottobre 2013

Sotto strati di vecchio fango sosta ancora l'attesa, e in questa attesa è sempre notte, li ai margini d'un selciato che sfiora questo gigante dai piedi d'argilla, questo monte Toc (marcio significa in dialetto) ha pianto le sue lacrime riversandole sulla sua terra, questa stessa terra che ancora fa da culla a tante persone che realmente non hanno trovato riposo eterno in una tomba e chi rimasto piange su di essa nella triste consapevolezza che quella tomba vuota è...ed insieme a questo vuoto, a queste attese, alla disgrazia che si poteva evitare, rimangono le domande ancora senza una risposta, perché per troppo tempo si è cercato di volgere lo sguardo altrove è volutamente spostare l'attenzione da ciò che sicuramente fa scomodo ricordare.