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Sociale 12 ottobre 2013 · lettura 2 min · 1408 letture

Numero Ventotto

Antonio Interlandi 115 poesie pubblicate
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Amavo scrutare l’orizzonte nelle giornate più terse fino alla fine della corrente dove si parlavan lingue diverse e tappezzai le pareti dei miei sogni con le immagini di una tenera accoglienza mentre a Tripoli si menavan pugni e per le strade germogliavan i semi della decadenza. Mio padre pagò una fortuna per regalarci una crociera su quel bastimento dove dormivamo al chiaror della luna, stretti e ammassati ché eravamo in cinquecento, in attesa di avvistare quella sacra terra che ci avrebbe messo al riparo dalla guerra. Avevamo poca acqua e quasi niente da mangiare quando, a poche miglia dal litorale, ci spinsero via su una carretta del mare, troppo piccola per non naufragare. Io non sapevo nuotare perché nessuno m’aveva mai detto che un giorno m’avrebbe potuta salvare e, in quella confusione, scivolai dentro l’acqua gelida mentre tra le rie onde colsi l’immagine vivida dei conigli che correvan tra le sponde. Cercando di rimanere a galla desiderai le ali di una farfalla e allora ripresi il sogno di quella spiaggia brulicante di bambini vocianti che giocavano allegramente tra la sabbia sotto gli sguardi sereni dei genitori e di un cielo limpido che ispirava nuovi amori. Adesso che sono qui nell’hangar con tutti i miei amici e parenti son felice ma anche un po’ stanca e tra la folla c’è un triste poliziotto che mi guarda riposare nella mia cassa bianca e, siccome non mi riconosce, mi chiama numero ventotto.
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Per non dimenticare i bambini morti sulle coste di Lampedusa.

L'autore
Antonio Interlandi

Sono un 48 enne di Siracusa con l'ovvia passione della scrittura. Per me la poesia significa tradurre in parole e ritmo le sensazioni del momento per scaldare il cuore di chi ascolta. Il mio lavoro c'entra poco con l'arte (sono un ufficiale dell'A.M.), ma, quando posso, mi ritaglio un po' di tempo, chiudo gli occhi e s

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