Non sono un cavallo
estro non diede beltà
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Vorrei trasformarmi in un bianco
cavallo, ondeggiante criniera,
che corre sulla rena arrossata
dai primi barbagli della vita!
E galoppare a perdifiato,
inseguendo le orme eccitate
della mia giovane giumenta,
spaventata dal nitrito d'amore.
Spronato dai vividi profumi
della vellutata sua pelle,
appena la scovo, in attesa,
m'innalzo sugli arti possenti.
E poi, lungo precipizi di sguardi
carnosi, tuffarsi nel profondo
delle nostre anime trepidanti,
svegliate, da selvagge passioni.
Perché non nacquì cavallo, focoso,
per scovarti nel bosco, frondoso?
Invece, qui, ti sbircio trai banchi,
tarpando le ali alla nostra età.
No! No! Non voglio trasmutarmi No! No!
Voglio restare, per sempre,
un adolescente innamorato,
dai grandi scrittori affascinato,
incatenato dai lunghi racconti.
Studente, colla luce negli occhi,
che vola nei sogni notturni,
e stanco degli affetti passati,
cerca novi, palpitanti tremori.
Quando stavo creando il mio Io,
dei compagni diverso, scoprii
nelle rime del petrarca, l'amore,
la sola risposta all'umano dolore.
Pigolavi uccellino, sperduta,
sola, in questo mondo infernale,
quel mattino baciandoti gl'occhi
non credevo di farti un gran male.
Ogni giorno mi sembra irreale
come fossi sempre in un sogno,
felice d'ogni ora di vita, che
sprofonda nei tuoi occhi incantati.
O dolcissima amica mia!
Accompagnami nel mio vagare!
Forse non troveremo l'uscita
ma stare insieme può bastare.
©
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L'autore
estro non diede beltà
Se sei bravo puoi scoprire chi sono anagrammando il mio pseudonimo. Se non sei interessato è lo stesso. Un aiutino per chi vuole scoprirlo: L'Europa prega e lavora con sobrietà, mentre Parigi colta e mondana mostra del mio viso l'ambiguità, icona, della geniale creatività italiana.
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