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Riflessioni 24 ottobre 2013 · lettura 1 min · 2164 letture

Sheol

Andrea D’Alfonso 694 poesie pubblicate
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Voglio ancora avere il coraggio di scendere nell'ade dei miei impercettibili stridori, che mi sfilano le vene dell'anima. Lo sheol si fa fiume e trova la sua fonte nelle rigogliosa palude dei pensieri: e le parole, le parole come rocce si lasciano levigare da questo immenso vento che non so di dove nasca e non s'acquieta mai... Non è mai facile affrontarne la strada, ma esimermi dal farlo è impossibile per me come la vita che mai termina il suo infinito viaggio. E come il padre che lascia un riflesso negli occhi del figlio, Io sono qui ad implorare, che il mare mio non mi disperda dentro...
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Vorrei avere la libertà di non vivere questa realtà...ma questa abbiamo e la storia passa inevitabilmente di qui... (Sheol: termine antico ebraico che indica il regno dei morti)

L'autore
Andrea D’Alfonso

Chi sono io non lo so, è una vita che mi sto cercando, so fare tutto e non so fare niente. Ma nello scrivere trovo un pò me stesso, nelle poesie entro in contatto con la mia anima e mi metto in relazione con il mondo, con la vita. Nelle poesie che scrivo perdo e ritrovo me stesso, e con esse mi dono. Cercatemi in una

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Commenti (2)

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nemesiel24 ottobre 2013

Ancora una perla di questo autore che con caparbia e coraggiosa introspezione si addentra nei luoghi in penombra dell'anima... Inquietudine tangibile di chi cerca sempre un senso e instancabile si pone domande a cui l'umano fragile intelletto no darà mai risposta. Strofa finale che fa vibrare, rapisce e commuove... perché in essa ci specchiamo, deboli spaventate creature.

Elle25 ottobre 2013

Una chiusa da brivido. Quel padre che lascia un riflesso negli occhi del figlio, che guardandosi si possano riconoscere? in quel disperso viaggio dentro l'anima...