Apatite

Ho sollevato la tua mini lavorandomi l’orlo
la piccola frontiera che ci separa fastidiosa
Il colpo d’occhio delle luci al neon
intermittenti e così singole – scandite
tra le cosce che si prestano morbide
e rifugio a questo cuore da smaltire
Tu che t’immoli a questa agonia, suggimi
dietro un vicolo dai peccati sloggiami
Poiché l’acciaio denso che m’opprime
pesa come amalgama in Apatite
Scopami via il cranio: fallo
e che non se ne abbia a male
il resto del trampolo
che non se ne abbia a male
questa mano che ora cinge
e che vorrebbe di già
scappare via
🌐
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L'autore
EnzoL
Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta
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